Come gestire il gatto diabetico

 
 

Il diabete rappresenta una condizione patologica molto complessa causata dalla mancata produzione (relativa o assoluta) di insulina, che provoca iperglicemia (concentrazioni di glucosio elevate nel sangue) e glicosuria (presenza di glucosio nelle urine). Il diabete mellito si riscontra più frequentemente nei gatti anziani. I soggetti più a rischio sono i gatti maschi castrati ed obesi. Nell'uomo esiste una predisposizione genetica a questa malattia. Recenti studi, condotti soprattutto in Australia e Nuova Zelanda, sembrano confermare anche per il gatto lo stesso coinvolgimento della genetica per tale patologia. In questi due paesi è stata infatti dimostrata la predisposizione al diabete per la razza Burmese e l'analisi di una serie di pedigree ha confermato il carattere ereditario della malattia per questa razza.

Il ruolo dell'insulina
L'insulina vine prodotta dal pancreas, piccolo organo situato nell'addome, vicino a stomaco e fegato. Viene poi immessa nel torrente circolatorio perché possa penetrare nei diversi tessuti. Il suo ruolo consiste nel permettere alle cellule di assorbire lo zucchero (glucosio) necessario come fonte energetica. Questa molecola inoltre stimola l'assorbimento da parte delle stesse cellule di altre sostanze fondamentali, quali aminoacidi (strutture portanti delle proteine), acidi grassi (costituenti delle membrane cellulari), potassio e magnesio. A livello epatico l'insulina svolge l'importante funzione di stimolare la sintesi del glicogeno (forma di riserva energetica dei carboidrati) e del grasso e di ridurre la quantità di glucosio prodotto e rilasciato in circolo.

Diabete mellito
I gatti diabetici soffrono di una carenza d'insulina assoluta o relativa, la quale determina comunque una mancata assunzione di glucosio da parte delle cellule tissutali e, di conseguenza, un'iperglicemia. Le cellule “affamate” di zucchero, e quindi di energia, iniziano ad utilizzare altri fonti energetiche, quali grassi e proteine. Si verifica cosi un crollo di tali riserve energetiche accompagnato da perdita di peso ed accumulo di sostanze tossiche di rifiuto che può precipitare in una “crisi diabetica” (chetoacidosi).
Una deficienza assoluta di insulina può derivare dall'incapacità del pancreas di sintetizzare tale  sostanza. Tuttavia, sembra che per molti gatti il diabete sia provocato dalla presenza contemporanea di due situazioni, e cioè da un'escrezione insufficiente d'insulina insieme ad una cosiddetta “resistenza periferica” all'insulina stessa, nella quale le cellule dell'organismo non rispondono come  dovrebbero alla stimolazione di quest'ormone. Tale resistenza può essere provocata da diversi fattori quali ad esempio la gravidanza, l'obesità, l'assunzione di alcuni farmaci (cortisonici tipo prednisolone, progestinici, es. megestrolo acetato), altre patologie ormonali come l'iperadrenocorticismo (tumore delle ghiandole surrenali che provoca eccessiva produzione di corticosteroidi) o l'acromegalia (tumore che causa una sintesi eccessiva di ormone della crescita).

Segni clinici
Nei gatti diabetici l'iperglicemia è così grave da provocare l'escrezione del glucosio con l'urina (glicosuria). Durante tale passaggio questo zucchero trascina con se una certa quantità d'acqua aumentando il volume stesso dell' urina prodotta (poliuria). Per compensare questa perdita di liquidi e prevenire così anche la disidratazione, il gatto sviluppa un aumento notevole della sete (polidipsia compensatoria). Altri sintomi importanti, per i quali il gatto viene di solito portato dal veterinario, sono il dimagrimento e l'appetito vorace.
Per riassumere dunque, i sintomi principali del diabete mellito sono:

  • perdita di peso
  • polifagia (appetito vorace)
  • poliuria/polidipsia

Questi sintomi non sono comunque sempre presenti o possono passare inosservati. Ad esempio, l'aumento della sete può non essere notato dal proprietario se il gatto beve normalmente fuori casa.
Altri sintomi comprendono:

  • sforzo durante la minzione e/o presenza di sangue nelle urine associate ad infezione batterica delle basse vie urinarie (cistite batterica)
  • aumento delle dimensioni del fegato (epatomegalia)
  • pelo spento, opaco

In un numero ristretto di pazienti diabetici i nervi degli arti, soprattutto di quelli posteriori, possono essere colpiti da neuropatie periferiche e tali lesioni si manifestano con una postura particolare di tipo plantigrado (gatto seduto sui garretti). Gli occhi, più raramente, possono essere colpiti da cataratta e da alterazioni retiniche; possono manifestarsi anche alterazioni della visione fino ad arrivare, in alcuni casi, alla cecità. L'ipertensione sistemica (aumento della pressione sanguigna) rappresenta una potenziale complicazione del diabete nell'uomo e viene riferito anche  per il gatto in un certo numero di casi.
Molti gatti diabetici sembra riescano a vivere bene anche a lungo; la principale complicazione in un gatto non controllato regolarmente è la chetoacidosi. In questo caso l'animale apparirà estremamente depresso con segni clinici quali vomito, diarrea, perdita completa dell'appetito, disidratazione, per arrivare talvolta a collasso e coma. Questi sono ovviamente casi clinici da sottoporre con urgenza a controlli e visite veterinarie (vedi oltre).

Diagnosi
Si sospetta un diabete mellito quando si riscontrano i segni clinici sopra descritti, tenendo conto però del fatto che esistono altre malattie con sintomi simili. Nei gatti anziani, ad esempio, bisognerà escludere quelle patologie che provocano anch'esse dimagrimento, come ad esempio l'insufficienza renale, le neoplasie, l'ipertiroidismo o l'IBD (Intestinal bowel disease, malattia infiammatoria intestinale). Logicamente più precoce sarà la diagnosi di diabete, tanto meglio sarà per il paziente. Per questo motivo è raccomandabile effettuare di routine l’esame delle urine in gatti di età superiore ai sette anni.


Fig. 1: strisce reattive per il test rapido sulle urine(ricerca glucosio e chetoni)


Fig 2: raccolta delle urine con lettiera non assorbente o ghiaia da acquario


Per confermare la diagnosi di diabete sono necessari esami del sangue e delle urine. Sebbene l'iperglicemia e la glicosuria siano tipiche di questa patologia, bisogna considerare che gatti non diabetici ma sottoposti ad uno stress particolare possono sviluppare un'iperglicemia tale da provocare anche glicosuria. Per questo motivo, il fatto di trovare del glucosio a concentrazioni elevate nel sangue o nelle urine non è sufficiente per fare una diagnosi di diabete. Una soluzione valida allora sarebbe chiedere al proprietario di raccogliere l'urina quando il suo gatto non si trova in una situazione di stress. Il metodo più semplice per prelevare l'urina direttamente dalla cassetta è quello di utilizzare una lettiera speciale, non assorbente (fig.2) al posto di quella normale, oppure della ghiaia da acquari. Le urine devono essere poi portate dal veterinario per effettuare le analisi. In alternativa si può effettuare il test a casa con delle strisce reattive (fig.1).
Un'altra possibilità per identificare il tipo di iperglicemia consiste nel misurare i livelli di fruttosamina nel sangue, parametro che ci indica se la condizione persiste da tempo od è molto recente, come in caso di stress. La fruttosamina è una proteina sierica glicosilata, presente nel sangue ad elevate concentrazioni quando persistono livelli elevati di glucosio. Normalmente aumenta se l'iperglicemia dura da almeno due o tre settimane. Questo test può essere utilizzato anche per il monitoraggio a lungo termine dell'efficacia della terapia.

Possibilità terapeutiche
Il diabete di solito è una condizione patologica curabile che richiede però un impegno importante da parte del proprietario, per il quale può diventare anche una situazione difficile da gestire.

Controllo dei fattori predisponenti
La gestione iniziale del paziente diabetico dovrebbe prevedere il controllo dei fattori predisponenti che cioè hanno provocato od aggravato il diabete, come l'obesità o l'assunzione di taluni farmaci. Se non è stato possibile individuare le cause predisponenti, oppure sono state eliminate ma il diabete persiste, si deve ricorrere comunque ad un trattamento mirato della patologia.

Gestione della dieta per i soggetti obesi
I gatti diabetici, ma sottopeso, avrebbero bisogno di un maggiore apporto proteico nella razione per recuperare il giusto peso. I gatti diabetici ma obesi invece dovrebbero seguire una dieta dimagrante, sotto il controllo diretto del veterinario:l'obesità interferisce nell'attività dell'insulina e, talvolta, risolvendo questo problema si risolve anche il diabete.
Vari studi hanno evidenziato come razioni a basso contenuto di carboidrati ed elevato apporto proteico possano aiutare a ridurre la dose di insulina e migliorare la gestione del diabete. Esistono in commercio una grande quantità di mangimi già pronti con un basso tenore in carboidrati, pensati proprio per i gatti diabetici.
Sarebbe raccomandabile, per quanto possibile, mantenere una certa costanza sia per quanto riguarda gli orari che il tipo di razione: alterando il regime alimentare si corre il rischio di compromettere un diabete ormai stabilizzato. Non è necessario comunque somministrare i pasti ad orari rigidi, basterebbe assecondare gli orari a cui il gatto è già abituato.

La terapia con insulina
Per la maggior parte dei gatti la terapia con insulina rappresenta il trattamento più efficace, perlomeno all'inizio. L'insulina viene somministrata attraverso iniezioni nel sottocute della nuca, una o due volte al giorno, a seconda delle esigenze del paziente. Il sito d'inoculo dovrebbe essere cambiato ogni giorno, per evitare microtraumi o lesioni che potrebbero compromettere l'assorbimento del farmaco. Le siringhe da insulina possiedono un ago molto sottile. I veterinari comunque consigliano di offrire del cibo durante l'iniezione per distrarre il gatto.
Molto importante somministrare il farmaco sempre alla stessa ora, decisa insieme al veterinario.


Fig 3: sono disponibili diversi tipi d'insulina; in fig. anche le siringhe speciali da insulina che possiedono aghi molto sottili.

Esistono in commercio diversi tipi d'insulina: alcuni gatti rispondono meglio ad un tipo anziché ad un altro. Quelle con durata d'azione intermedia (es. Caninsulin, vincitrice del premio FAB “Easy to give”) e quelle a lunga durata (zinco protamina) sono quelle prescritte più comunemente. L'insulina zinco protamina ha una durata d'azione lunga, il che significa che in alcuni casi è sufficiente un unico trattamento giornaliero. In altri casi due volte al giorno, poiché esistono livelli di assorbimento individuali molto variabili. Anche il dosaggio varia da gatto a gatto e possono essere necessarie diverse settimane per stabilire quello giusto. Molti veterinari infatti ricoverano il gatto per trovare il dosaggio più adeguato.

L'insulina dev'essere conservata in frigo e per ogni gatto dev'essere utilizzata una confezione nuova, che verrà usata solo per quel gatto. Prima di prelevarla dal flacone con la siringa, questo dev'essere agitato delicatamente, in modo da ottenere una sospensione omogenea: se agitato con troppo vigore si possono rompere le catene dell'insulina, diminuendo così l'efficacia del farmaco. Le dosi dell'insulina vengono misurate in unità: alcune preparazioni contengono 40 unità/ml, altre 100 unità/ml. Per essere sicuri di attenersi scrupolosamente al dosaggio prescritto bisognerebbe sempre usare le apposite siringhe in commercio (da 40 0 100 unità). In alcuni casi può essere necessaria la prescrizione di una dose molto bassa di insulina: in questo caso l'insulina viene diluita con soluzione fisiologica o acqua per preparazioni iniettabili. Spetta comunque al veterinario la preparazione del farmaco che va rimpiazzato ogni 2-4 settimane: la preparazione diluita va rigorosamente conservata in frigo e maneggiata come già descritto per l'insulina.

Monitoraggio del gatto ospedalizzato


Fig.4:  Glucometri

Per stabilizzare un gatto diabetico è necessaria una gestione rigorosa. Durante il ricovero il paziente dev'essere monitorato molto attentamente per verificare l'efficacia del trattamento ed eventualmente cambiarlo. Una prima stabilizzazione iniziale può richiedere da qualche giorno ad un paio di settimane. Durante questo periodo vengono monitorati diversi parametri.

  • Comportamento: la maggior parte dei gatti diabetici appaiono vispi ed allegri, se invece s'instaura chetoacidosi il paziente può diventare molto depresso e presentare segni clinici quali vomito, diarrea, respiro affannoso, disidratazione e collasso. Nei casi più gravi può sopraggiungere anche morte improvvisa, motivo per cui è necessario agire molto rapidamente.
  • Appetito: quasi tutti i gatti diabetici presentano un appetito vorace, che di solito persiste anche dopo la stabilizzazione clinica.
  • Consumo di acqua: è opportuno monitorare questo parametro perché i gatti diabetici manifestano una sete esagerata. Si riduce drasticamente il consumo di acqua quando la malattia è sotto controllo. La quantità d'acqua assunta quotidianamente da un gatto che mangia cibo umido è di ca. 10-20 ml per chilogrammo di peso corporeo.
  • Analisi delle urine: il controllo delle urine permette di valutare se persiste la glicosuria, anche se bisogna tenere presente che nei campioni prelevati al mattino anche da gatti che rispondono bene al trattamento il glucosio è ancora presente. Per tale motivo il solo controllo delle urine non è attendibile per una gestione adeguata del gatto diabetico. Resta comunque un esame molto utile per identificare eventuali infezioni alle basse vie urinarie (analisi  del sedimento urinario ed urinocoltura) o la presenza di chetoni, presenti nel caso  di un diabete non sotto controllo adeguato e che dunque necessita di un aggiustamento terapeutico.
  • Controllo del glucosio: misurazioni seriali della glicemia consentono il miglior monitoraggio delle condizioni del paziente. L'unica situazione in cui questo tipo di procedura sarebbe sconsigliata è quando il gatto presenta iperglicemia da stress. In questi casi uno stratagemma utile per effettuare i prelievi seriali potrebbe essere l'applicazione di un catetere intravenoso.

Gli obiettivi del monitoraggio della glicemia sono:

1. individuare il momento del picco di attività dell'insulina;
2.determinare la durata d'azione dell'insulina: è importante sapere se questa è sufficiente  o se il tipo di insulina o la frequenza delle iniezioni devono essere variate in modo da essere più appropriate al paziente;
3. conoscere il valore più basso di glicemia che viene raggiunto dopo la somministrazione di insulina: in condizioni ottimali non dovrebbe mai scendere al di sotto di 5-9 mmol/l (90 -160 mg/dl) e dovrebbe restare per la maggior parte della giornata al di sotto di 14 mmol/l (250 mg/dl); se la risposta all'insulina non è sufficiente può essere necessario aumentare la dose.

Dunque è importante che i livelli ematici di glucosio non scendano al di sotto di un certo valore:  valori di glucosio inferiori a 4 mmol/l (70 mg/dl) sono pericolosi (ipoglicemia)  e al di sotto di tale soglia si possono avere gravi danni, addirittura anche la morte del soggetto. In questi casi ovviamente la dose di insulina va ridotta.
Per evitare prelievi di sangue troppo frequenti è possibile effettuarli in pochi momenti strategici nell’arco della giornata: ad esempio è opportuno effettuare un prelievo prima della somministrazione di insulina, quindi proseguire con prelievi corrispondenti al picco d'azione del farmaco. La dose dell'insulina varierà in relazione ai risultati ottenuti; una volta stabilita la dose corretta, si procederà all'elaborazione di una curva glicemica che copra 24 ore di monitoraggio, in modo da avere un quadro completo del paziente. Per realizzare questa curva si effettuano numerosi prelievi di sangue (circa 1 ogni 1 o 2 ore), fino a quando il livello di glucosio non ritorna ai valori precedenti alla somministrazione dell'insulina. Le informazioni ottenute riguardano la durata ed il momento del picco d'azione del farmaco. Se fosse necessario variare la dose d'insulina, questo dovrà avvenire molto lentamente e, per esempio,  la dose si aumenta non più spesso di ogni 3 conseguenti a crisi ipoglicemica con  possibili effetti letali. (per maggiori informazioni vedi oltre).

  • Controllo del peso: questo è un aspetto molto importante perché un diabete scompensato può portare ad una perdita di peso eccessiva. Con una buona stabilizzazione clinica, invece, anche gatti eccessivamente magri riescono a recuperare il peso; bisogna comunque stare attenti che, una volta migliorati, non ingrassino eccessivamente. Per i gatti obesi bisogna impostare ovviamente una dieta dimagrante.

Una volta stabilizzato, il paziente può tornare a casa, affidato alle cure del proprietario. La gestione di un gatto diabetico richiede però notevole attenzione.

Gestione del paziente diabetico a casa
I proprietari di gatti diabetici devono essere consapevoli che è molto importante mantenere una certa routine nei comportamenti per la gestione del loro animale ammalato. La tecnica per fare le iniezioni sottocutanee di insulina viene insegnata dallo staff della clinica veterinaria, utilizzando per le esercitazioni della soluzione salina. L'orario della somministrazione del farmaco deve essere adattato allo stile di vita del proprietario ma poi deve rimanere per quanto possibile costante. E’ fondamentale l’esatta conoscenza delle modalità di conservazione, prelievo e somministrazione dell’insulina da parte del proprietario. La dose dell'insulina non dev'essere variata in nessun caso senza aver consultato il veterinario: una delle principali cause di fallimento nella stabilizzazione del paziente a casa è proprio la scorretta gestione del farmaco da parte del proprietario. Quando il gatto viene dimesso dalla clinica veterinaria il proprietario dev'essere informato sulle eventuali complicazioni del diabete, alle quali dovrà prestare particolare attenzione una volta a casa, osservando i comportamenti dell’animale (atteggiamento depresso, aumento della sete, ecc).
Se possibile il proprietario dovrebbe tenere un diario aggiornato nel quale annotare:

  • orario d'iniezione dell'insulina
  • dose di insulina somministrata
  • quantità di cibo offerta e consumata dal gatto (e orario di somministrazione del pasto, se non viene offerto ad libitum)
  • quantità di acqua bevuta nell'arco delle 24 ore
  • comportamento di tipo depresso

Utile fare a casa test (striscette reattive, fig 1) sulle urine della notte per valutare  i livelli di glucosio e dei chetoni. Aumenti del glucosio da un giorno all'altro non devono destare eccessiva preoccupazione: se invece le variazioni sono notevoli e c'è comparsa di chetoni bisognerà contattare immediatamente il veterinario. Buona abitudine, se possibile, sarebbe pesare il gatto una volta alla settimana.

Motivi di preoccupazione urgente da parte del proprietario
È importante che il proprietario impari a riconoscere quelli che sono i campanelli d'allarme, che necessitano quindi di un rapido intervento da parte del veterinario.

A. Ipoglicemia
La complicazione più frequente una volta a casa è quella della crisi ipoglicemica. Questa situazione si verifica quando la concentrazione di glucosio scende al di sotto di 3 mmol/l (50 mg/dl). Questo può accadere quando si somministra una dose eccessiva di insulina o se ci sono dei problemi con il farmaco stesso, per esempio se l'effetto dura oltre le 24 ore e si ha un fenomeno di accumulo. I sintomi principali dell'ipoglicemia sono (in ordine crescente di gravità):

  • debolezza, letargia
  • disorientamento
  • andatura da ubriachi (atassia)
  • comportamenti strani, es. vagare senza meta, cercare il cibo, leccarsi le labbra
  • gravi sintomi neurologici (collasso, convulsioni, perdita di coscienza ed eventuale morte

Il rapido riconoscimento di tali segni ed il conseguente trattamento permettono di evitare un peggioramento della situazione e talvolta la morte stessa dell'animale. Se la sintomatologia  è moderata basterà offrire del cibo ed  indurre il gatto a mangiare. Se non si riesce o se i sintomi sono più gravi (gatto collassato, che non riesce a deglutire), bisognerà somministrare del glucosio in polvere o sciroppo, applicandolo direttamente sulle mucose boccali. Si potrà notare un miglioramento notevole già  5 minuti dopo  aver  somministrato un  cucchiaino di glucosio sulle gengive. Se non si ha a disposizione del glucosio, si potrà utilizzare del miele o dello zucchero. Dopo questi primi interventi il proprietario dovrà contattare immediatamente il veterinario. I gatti con grave ipoglicemia devono comunque essere ricoverati per ricevere glucosio per via endovenosa ed una corretta stabilizzazione.
Tutti i proprietari di gatti diabetici dovrebbero tenere in casa del glucosio in polvere od in sciroppo da somministrare nei casi urgenti.

 

B. Chetoacidosi
La chetacidosi rappresenta una complicazione abbastanza rara del diabete non controllato. Può essere rapidamente fatale se non trattata,quindi, se  sospettata, richiede un intervento immediato. I segni clinici più frequenti sono:

  • mancanza di appetito
  • letargia/debolezza
  • vomito /diarrea
  • disidratazione, collasso

Il respiro può avere odore di frutta (succo di pera). Ai proprietari di gatti diabetici il veterinario dovrebbe mettere sempre a disposizione le striscette reattive per eseguire di routine il test delle urine a casa (all'inizio una o due volte la settimana), soprattutto nel caso si sospetti chetoacidosi, cioè se compare uno dei segni clinici sopra descritti in un gatto già diabetico. La chetoacidosi può essere confermata anche se vengono rilevati corpi chetonici attraverso lo stesso test con gli sticks nella saliva, nelle lacrime o nel sangue.
Nel caso in cui il test dia esito positivo e vengano rilevati corpi chetonici, il proprietario dovrà immediatamente avvertire il veterinario; questo anche nel caso l'animale sembri  perfettamente normale. Il gatto con chetoacidosi infatti necessita di un'immediata somministrazione di insulina per via endovenosa od intramuscolare, in modo da ottenere un rapido effetto di controllo sul diabete. Oltre a questo potranno essere necessari altri tipi di intervento, quali terapia reidratante intravenosa, somministrazione di antibiotici e bicarbonato. Normalmente questa situazione richiede il ricovero dell'animale presso una clinica veterinaria.

Altri motivi di preoccupazione per il proprietario
Qualsiasi importante variazione nei comportamenti che abbiamo già sopra elencato (assunzione del cibo e dell'acqua, depressione, test sulle urine, etc.) rappresenta in generale motivo di preoccupazione per il proprietario dell'animale e bisogna giustamente indagare. Può infatti trattarsi di una non corretta gestione della malattia (es.dose inadeguata dell'insulina), di una situazione di chetoacidosi o della contemporanea presenza di altri cofattori che complicano la gestione del diabete. Qualunque sia il motivo, bisognerà senz'altro rivolgersi ad un veterinario.

Check-up di routine
All'inizio tutti i gatti diabetici devono essere controllati ogni una-due settimane per capire quanto il loro diabete sia compensato e per controllare il peso. Non è insolito che insorgano dei problemi proprio nel primo periodo della gestione a casa del gatto malato, per esempio per errori nel dosaggio o nella conservazione dell'insulina. Questi di solito sono problemi facili da identificare e risolvere.
Altri problemi frequenti sono:

  • mancanza di applicazione precisa dello schema terapeutico, per es. somministrazione ad orari non costanti dell'insulina
  • cambiamenti continui nella quantità e qualità del cibo
  • conservazione non corretta del farmaco
  • tecnica non corretta di preparazione/inoculazione dell'insulina

Il vostro veterinario, per essere sicuro che operiate correttamente, potrebbe chiedervi di preparare ed iniettare davanti a lui il farmaco. Se si riescono ad eliminare i problemi sopra descritti come concausa della mancata stabilizzazione del paziente, allora ci si potrà concentrare sui fattori veramente responsabile per rimediare la situazione.
Talvolta è necessario ricoverare di nuovo il gatto per poter eseguire esami più approfonditi, quale ad es. il rilievo dei livelli di glucosio durante le 24 ore.

Cause più probabili di mancata compensazione del diabete:

  • presenza contemporanea di altre patologie (es. disordini ormonali, insufficienza renale, pancreatite)
  • infezioni- soprattutto delle vie urinarie, della bocca o della cute
  • chetoacidosi persistente (cfr. sopra)
  • tecnica non corretta di preparazione/inoculazione dell'insulina

Con un diabete ben controllato saranno sufficienti un numero minore di controlli, anche se sarebbe raccomandabile non scendere mai al disotto di uno ogni 3-6 mesi, in concomitanza con l'inizio di un nuovo flacone d'insulina. In occasione di tali visite, dovrebbe essere eseguita la curva glicemica nelle 24 ore, in modo da stabilire con precisione il protocollo terapeutico. In queste occasioni inoltre il gatto andrebbe sempre pesato.

Prognosi
Nel gatto diabetico le aspettative di vita sono strettamente legate all'età, a quanto si è riusciti a stabilizzare la malattia, se vi sono altre patologie in corso e quanto eventualmente queste siano gravi. Da uno studio recente si è visto che il tempo di sopravvivenza dopo la diagnosi è in media di due anni. Molti gatti godono di un'ottima qualità di vita e danno molta soddisfazione punto di vista clinico.

Ulteriori consigli per i proprietari che devono convivere con un gatto diabetico sono contenuti nella scheda dal titolo  “Diabete: cosa significa per me ed il mio gatto?”

 

Aggiornato a Novembre 2008

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