A CURA DEL CAT GROUP

 

 

Il momento giusto per sterilizzare il nostro gatto

A cura del Cat Group

Tradizionalmente i gatti, sia maschi che femmine, sono sterilizzati all’età di sei mesi. Per motivi etologici, di salute e di controllo della popolazione vi sono invece delle buone ragioni per fare quest’intervento più precocemente. Le persone che si occupano di gatti randagi potrebbero far sterilizzare animali anche molto giovani, intorno ad es. alle otto settimane d’età, sostanzialmente quando riescono a catturare i gattini: difficilmente potrebbe presentarsi una seconda occasione. Questo tipo di pratica viene comunemente definita ‘sterilizzazione precoce’e sarà proprio l’argomento che affronteremo qui di seguito. In particolare queste considerazioni sono indicate per gattini di proprietà o recuperati come randagi che avranno una buona probabilità di diventare animali domestici piuttosto che vivere allo stato selvatico. Di seguito dunque elenchiamo Cat Group una serie di ragioni per promuovere la ‘sterilizzazione precoce’, intorno ai 4 mesi di vita invece che ai 6, come tradizionalmente si consiglia.

Gli argomenti a favore

 

Gatte femmine

  • Per un efficace controllo della popolazione è raccomandabile sterilizzare le femmine prima che compaia il primo calore. Questo può manifestarsi in momenti diversi, secondo la razza, del mese di nascita e dallo sviluppo individuale. Di solito il primo calore compare intorno ai sei mesi d’età, in alcuni soggetti anche prima. Le gatte adulte possono partorire anche tre volte in un anno.
  • Controllo dei comportamenti molesti: se le femmine non restano gravide vanno in calore regolarmente (circa ogni due settimane), da gennaio e per tutto l’autunno. La presenza di femmine non sterilizzate in una determinata zona attirerà numerosi maschi, che creeranno i soliti problemi: spruzzi d’urina ovunque, combattimenti ed i ben noti concerti di miagolii.
  • Problemi di benessere animale: i gattini non desiderati di solito sono trascurati, rischiando così di contrarre molte malattie infettive, quali la rinotracheite.
  • Problemi sanitari: le femmine intere correranno maggiormente il rischio di soffrire di piometra (infezione dell’utero), soprattutto in vecchiaia. Le gatte possono inoltre trasferire le infezioni ai loro gattini. Infine, teniamo presente che anche la gravidanza ed il parto non sono del tutto privi di rischi.
  • Problemi per la fauna selvatica: i gatti che possiedono prole tendono ovviamente a cacciare di più; se non vengono nutriti a sufficienza prederanno anche delle specie selvatiche per sfamare i loro piccoli.

Gatti maschi

  • Controllo dei comportamenti molesti: i maschi interi sono maggiormente portati a spostarsi in aree grandi, marcando il territorio con spruzzi d’odore pungente ed a combattere tra loro, producendo rumori molesti.
  • Problemi sanitari: i maschi che comnbattono hanno molte più possibilità di trasmettere malattie infettive quali FIV e FeLV ad altri gatti, oltre che avere loro stessi il problema delle ferite causate dalle lotte (es. ascessi). Inoltre, siccome si spostano molto, corrono più degli altri il rischio d’essere vittime d’incidenti stradali.
  • Problemi per gli animali domestici: i maschi interi saranno portati ad abbandonare l’abitazione ed a non farvi ritorno. Quelli che restano, spesso si mettono a spruzzare dentro casa e manifestano comportamenti aggressivi verso il proprietario. Per questi motivi sarebbe opportuno sterilizzare presto i gattini, in modo da evitare i problemi visti sopra.

Quali sono i timori riguardo alla sterilizzazione precoce e quali sono le esperienze fatte fino ad ora?

  • Quali sono i rischi dell’anestesia per i gattini?

Le possibili complicazioni legate all’anestesia sono già note (es. ipotermia e ipoglicemia), e per queste sono state trovate delle soluzioni in modo da evitare che accadano. Inoltre sono migliorate anche le tecniche chirurgiche ed anestesiologiche.

  • Quali conseguenze sul comportamento del gatto?

Le ricerche riguardanti tale aspetto hanno dimostrato che la sterilizzazione non modifica in alcun modo la normale evoluzione del comportamento.

  • Problemi di crescita e sviluppo?

Studi in merito confermano che non vi sono conseguenze sulla crescita sterilizzando prima della pubertà (nemmeno se vieni effettuata a sette settimane di vita).

  • Problemi d’ostruzione delle vie urinarie (diminuzione del diametro dell’uretra) negli animali castrati?

Non sono fondate le preoccupazioni riguardo al diametro uretrale poiché si è visto che questo è del tutto simile a quello dei gatti castrati dopo la pubertà.

  • Timori per lo stress che subirebbero i gatti addomesticati/vaccinati/sterilizzati nel giro di un periodo piuttosto breve.

In merito a tale questione non vi sono dati scientifici, sebbene ci sia una tendenza generale tra i veterinari a distanziare, se possibile, queste procedure per ridurre al minimo gli eventuali rischi causati dallo stress (diminuzione delle risposte immunitarie ed aumento delle reazioni avverse).

 

Le risposte a questi timori
Non esistono prove che dimostrino come la sterilizzazione prima dei sei mesi d’età (ed anche anteriore, a sette settimane), abbia conseguenze negative nello sviluppo e nel comportamento dei gatti. La percezione riguardo ai rischi legati all’anestesia ed alla chirurgia sono ora notevolmente diminuita grazie alle numerose informazioni ormai disponibili, al miglioramento delle tecniche ed alla maggiore sicurezza dei nuovi agenti farmacologici.

Quando dovrebbe essere sterilizzato un gattino?
Questa domanda ha molte risposte secondo la provenienza del gattino e se si è sicuri che verrà effettivamente sterilizzato dopo l’adozione. Di seguito alcune considerazioni di base.

  • Sterilizzare precocemente se possibile e prima che il gatto sia sessualmente maturo nel caso di:    1) per gattini domestici fissare con il veterinario la data dell’intervento subito dopo aver completato il   piano vaccinale di base);

2) in una situazione di soccorso ad un gattino abbandonato, sterilizzare quando possibile oppure, seguire le indicazioni del punto 1;
3) per i gattini selvatici, sterilizzare quando si riescono a catturare (magari quando ritornano in una determinata zona);
4) per i gattini che possono già essere adottati ci si comporta come al punto 2;

  • Lasciar trascorrere un certo periodo tra sterilizzazione, vaccinazione ed addomesticamento per mitizzare lo stress.
  • Sarebbe meglio vaccinare prima di sterilizzare perché c’è il rischio d’infezioni legate all’intervento chirurgico.

La questione della vaccinazione
Di solito il piano vaccinale comprende due vaccinazioni di base. La prima può essere effettuata tra le otto e le nove settimane, seguita da una seconda (richiamo) a 12 o 13 settimane (secondo le indicazioni riportate dalle case farmaceutiche). Esistono vaccini che proteggono dalla FeLV, dall’influenza felina (Herpesvirus e Calicivirus), dall’enterite infettiva, contro la Bordetella bronchieseptica e la Clamydia. In commercio si trovano molti vaccini combinati per più malattie.

           
Alcuni suggerimenti sul periodo più adatto per sterilizzare in alcuni casi specifici.

Gattini con pedigree acquistati da un allevatore
Questi soggetti vengono ceduti di solito non prima delle 14 settimane d’età, già vaccinati in modo completo (in Inghilterra secondo le disposizioni del Consiglio Direttivo della Cat Fancy). Gli allevatori in ogni caso insistono perché i nuovi proprietari accettino di sterilizzare il gatto, affinché questo non possa esser destinato alla riproduzione. Dopo un periodo di tre settimane presso i nuovi proprietari, il gatto viene sterilizzato all’età dunque di circa quattro mesi.
Alcuni allevatori ora tendono a sterilizzare i loro gattini prima di cederli.

Cucciolate domestiche (non programmate)
In questo caso i gattini di solito vengono dati via dalle sei -sette settimane d’età. Normalmente non viene discussa la questione della sterilizzazione, che di solito viene comunque affrontata dal nuovo proprietario. Quest’ultimo dovrebbe programmarla dopo che sono trascorse tre settimane dalla vaccinazione completa (I dose + richiamo), quando il gattino avrà circa 4 mesi.

Gattini recuperati da associazioni animaliste

Si tratta comunemente di micini di otto–nove mesi ceduti dietro modesto compenso. Le associazioni di volontari danno una serie di consigli ed il nuovo proprietario, di solito, si tiene in contatto telefonicamente, anche riguardo alla questione della sterilizzazione. Talvolta, per incoraggiare questa pratica, le associazioni provvedono con dei fondi in denaro a loro disposizione e con delle campagne d’informazione. Naturalmente ogni organizzazione ha il proprio modo di affrontare la questione. Sostanzialmente si hanno però due tipi di scelta:

  • Sterilizzare a 10-12 settimane, prima che i gattini raggiungano la nuova abitazione. Viene anche fatta la I vaccinazione e lasciate le successive ai nuovi proprietari. Se i gattini vengono sterilizzati all’interno della sede dell’associazione, nell’ambito della struttura veterinaria autorizzata, il rischio d’infezioni è ridotto rispetto allo stesso intervento compiuto all’esterno.
  • Cedere i gattini a 8-10 settimane, chiedendo al nuovo proprietario di sottoscrivere un impegno ufficiale a sterilizzare l’animale una volta portato a casa. Anche per quanto riguarda le vaccinazioni, esclusa la prima, si chiede a questo di assumersi l’impegno a completare il ciclo di base.

Gattini selvatici

Quando vengono catturati prima che abbiano 8 settimane, valgono le stesse considerazioni fatte per quelli soccorsi dalle varie associazioni animaliste. Nel caso in cui debbano essere reintrodotti poi in una colonia felina, nella quale vi è un programma stabilito di cattura/sterilizzazione/liberazione, l’intervento può essere fatto precocemente, anche a sette od otto settimane. In effetti è piuttosto difficile riuscire a ricatturare un gatto selvatico una volta che si è liberato. Sarebbe opportuno fare un piccolo taglio sull’orecchio per poter in futuro distinguere gli animali sterilizzati da quelli interi. Bisogna provvedere inoltre alla prima vaccinazione prima di liberarli.

 

Sterilizzazione chimica?
Fino ad ora l’unico tipo di sterilizzazione permanente è rappresentato da quella chirurgica. Esiste in ogni caso un grande interesse per quella farmacologia, sebbene non sia ancora attuabile in modo definitivo.

Uso dei progestinici
Queste sostanze vengono usate per lunghi periodi per posticipare i calori in modo semi-permanente. Resta il fatto che la maggior parte dei veterinari è d’accordo nel ritenere la sterilizzazione il metodo migliore per i gatti che non debbano essere impiegati nella riproduzione.

Come fare ad essere sicuri che una gatta femmina non sia già stata sterilizzata
Capire se una femmina ha già subito l’intervento o meno, può talvolta essere davvero molto difficile. Le associazioni recuperano molti animali, si trovano spesso di fronte al problema di rioperare una gatta in modo: devono essere sicure che l’animale una volta adottato, non si riproduca.
Esistono diversi metodi per capire se una femmina è sterilizzata. Si rasa ad esempio il pelo nella zona dove presumibilmente è stata fatto il taglio dal chirurgo per l’operazione e si vede se compare la traccia di una cicatrice. La gatta potrebbe anche venire osservata per un certo periodo, in modo da vedere se si manifestano comportamenti tipici dell’estro. Se gli approcci suggeriti finora non avessero successo o non fossero realizzabili, magari perché in un gattile non c’è molto tempo a disposizione, l’unica alternativa è quella dell’esplorazione chirurgica dell’addome. Si tratta di vedere se sono presenti o meno gli organi interni della riproduzione: nel caso ci fossero s’interverrà immediatamente con la sterilizzazione. Quest’ultimo è l’approccio più frequente quando non si conosce con sicurezza la storia precedente del gatto.
Di recente è stato proposto un test sul sangue per verificare se la gatta è stata sterilizzata, metodo meno invasivo, meno caro e meno rischioso rispetto alla tecnica chirurgica. Sino a questo momento sono stati identificati quattro possibili test ormonali, che però purtroppo prevedono delle condizioni tali da scoraggiarne l’uso .In alcuni casi bisogna, ad esempio, rilevare esattamente il comportamento da calore prima di poter eseguire il test, e tutto questo solo per avere una risposta alla fine non del tutto certa. Alcuni invece non sono ancora disponibili. I costi talvolta sono comunque elevati e sulla loro attendibilità non esistono ancora sufficienti studi in materia.

Elenco dei test a disposizione per conoscere la situazione di una gatta dal punto di vista riproduttivo
Il test più semplice prevede la misurazione dei livelli di estradiolo nel sangue. Quest’ormone viene prodotto dai follicoli ovarici in maturazione, a concentrazioni molto varibili.: i livelli ematici più alti si raggiungono quando i follicoli sono maturi e la gatta, in contemporanea, manifesta proprio il comportamento classico del calore. Questa metodica tuttavia prevede la raccolta di più campioni di sangue e/o anche il test del GnRH (vedere sotto), per riuscire a stimolare l’intero tessuto ovario, a produrre l’estradiolo, che verrà poi misurato. In conclusione possiamo dire che il test dell’estradiolo da solo non viene molto usato per distinguere se una gatta è stata sterilizzata o meno.

Il test di stimolazione con hCG: serve a misurare i livelli del progesterone dopo una settimana dalla somministrazione di hCG (Corulon®, Intervet). Questa sostanza provoca l’ovulazione che, a sua volta, determina un aumento dei livelli del progesterone. Dato che l’iniezione di hCG dev'essere fatta da uno a tre giorni dopo la comparsa del comportamento estrale, anche questo test, come quello dell’estradiolo, non è molto usato. Potrebbe comunque essere utile per individuare la
presenza di residui di tessuto ovario, non completamente asportato durante l’intervento di sterilizzazione.
Il test di stimolazione con GnRh: serve a misurare i livelli di estradiolo dopo tre ore dalla somministrazione di Receptal® (Sterivet), un GnRh di sintesi. Questo ormone stimola la produzione di FSH, che permette lo sviluppo e la maturazione dei follicoli ovarici e, di conseguenza, la produzione dell’estradiolo. Questo tipo di test è stato finora sperimentato a livello di laboratorio, mancano dunque dati relativi a studi di controllo e relative pubblicazioni. Il Receptal inoltre non è un farmaco registrato per i gatti.

 

La Synbiotics Corporation ha messo a punto un test da eseguire in clinica, per misurare le concentrazioni di LH. Il principio su cui si basa tale prova è che le gatte sterilizzate abbiano nel sangue concentrazioni piuttosto elevate di questo ormone, a causa del meccanismo di feed-back negativo esercitato dalla ghiandola pituitaria dopo l’asportazione delle ovaie. Il test era stato creato per i cani, però sono già stati pubblicati degli studi sul sua applicazione nei gatti. Questi hanno dimostrato che la prova è attendibile per le gatte intere (risultato del test NEGATIVO), mentre dava dei falsi positivi nel caso di gatte sterilizzate (cioè risultava POSITIVO anche nel caso di gatte operate). Questo problema probabilmente è dovuto al fatto che vi sono livelli elevati di LH nelle gatte intere durante l’estro. Indubbiamente sono necessari ancora molti studi su larga scala per convalidare questo tipo di test, soprattutto perché è possibile si verifichi un riduzione dell’attività ipotalamico-pituitaria nel corso delle giornate più brevi (con meno luce, es. inverno). Non tenere conto di queste variabili può compromettere l’attendibilità della prova. Il test è comunque in vendita nel Regno Unito e può essere ordinato dalla Synbiotics Corporation (www.synbiotics.com).

 

 

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Updated May 2006

 

Additional information

Anaesthesia for neutering kittens - Polly Taylor

 

 


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